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L'IMPRINING QUESTO SCONOSCIUTO

Uno stampo per la vita

di Giorgio Teich Alasia

Cinologia (organo della SCIVAC)

 

Prägung: suggestiva parola tedesca che letteralmente tradotta in italiano suonerebbe come "stampo". Venne usata per la prima volta in ambito di studi sul comportamento animale da Oskar Heinroth, uno dei primissimi pionieri della moderna etologia, per designare una particolare forma di apprendimento che si verifica tra i piccoli di numerose specie di uccelli poco dopo la schiusa dell'uovo. Il fenomeno dello "stampo", definito in seguito col termine inglese imprinting, era già stato evidenziato nella seconda metà dell'800 dallo studioso inglese Spalding, il quale ebbe modo di osservare come i pulcini poco dopo la nascita abbiano tendenza a seguire qualsiasi oggetto in movimento, arrivando a esprimere nei confronti di questo una forma di confidenza e attaccamento destinata a durare per molto tempo. Ma fu poi Lorenz, il mitico padre dell'etologia, che arrivò durante gli anni '30 a una vera approfondita analisi del fenomeno, evidenziando come questo possa avere luogo esclusivamente durante un cosiddetto periodo sensibile, piuttosto breve e situato nella primissima infanzia, e come la particolare forma di apprendimento porti non all'acquisizione di nuovi comportamenti ma bensì alla conoscenza dell'oggetto in grado di focalizzare moduli comportamentali geneticamente acquisiti. Inoltre, al contrario di ciò che avviene in altre forme di apprendimento, l'imprinting si verifica indipendentemente dalla presenza di rinforzi positivi poiché uniche vere gratificazioni sembrano proprio essere la presenza dell'oggetto di imprinting stesso e l'attaccamento che verso questo viene a instaurarsi. L'animale, infatti, attraverso questa particolare forma di apprendimento precoce dovrebbe arrivare al riconoscimento individuale della propria madre e al conseguente indirizzamento su di essa dei propri istintivi comportamenti filiali.

Il senso funzionale, ovvero il perché, di tutto questo affascinante fenomeno risulta particolarmente evidente allorché vengano presi in esame i piccoli di quelle specie animali a prole precoce, che, dotati fin dal momento della nascita di consistente sviluppo sensoriale e grande autonomia motoria, vengono a trovarsi particolarmente esposti ai pericoli di un ambiente ancora totalmente sconosciuto. Per questi risulta quindi quanto mai importante poter disporre di un meccanismo di apprendimento in grado di consentire il riconoscimento della figura materna, anche se questo tende a esprimersi, talvolta, in modo approssimativo e impreciso. Occorre infatti sottolineare come l'attenzione dei giovani volatili tenda a concentrarsi su stimoli piuttosto semplici e come tra questi il semplice movimento venga ad assumere un ruolo di assoluta priorità. Può così avvenire che, in assenza di stimoli adeguati, i piccoli arrivino addirittura a seguire il primo oggetto mobile incontrato focalizzando su questo un'attenzione destinata a trasformarsi in tempi brevissimi in vero e proprio attaccamento.

Naturalmente non pochi etologi si sono chiesti come mai un fenomeno così importante come il riconoscimento dei genitori debba affidarsi a un meccanismo così impreciso come quello dell'imprinting e a questa domanda sono state fornite svariate risposte. Tra queste sicuramente merita particolare attenzione quella formulata dall'inglese Hinde, secondo la quale nei primissimi periodi di vita il piccolo volatile non disporrebbe ancora, nonostante il notevole sviluppo sensoriale, di una costanza percettiva sufficiente al riconoscimento del proprio genitore date le svariate configurazioni con le quali questo può venire a presentarglisi.Il problema dell'imprinting su oggetti inadeguati, ovvero diversi dalla figura materna, ancora oggi fa discutere gli studiosi poiché numerosi etologi hanno ipotizzato importanti relazioni tra questo fenomeno e i comportamenti sociali della maturità. L'animale, infatti, in base alle caratteristiche della madre memorizzate durante la fase sensibile, tenderebbe a costruirsi un'immagine della propria specie capace di condizionare numerosi comportamenti dell'età adulta, tra i quali anche quelli riguardanti le scelte sessuali. Potrebbe così verificarsi, come avvenne nei famosi esperimenti di Lorenz con le oche selvatiche, che in conseguenza a particolari situazioni caratterizzate dalla privazione della figura materna, dei volatili adulti arrivino a dirigere le proprie attenzioni sessuali verso animali non conspecifici, e in casi estremi addirittura verso oggetti inanimati, ricercando particolari caratteristiche di questi memorizzate durante l'imprinting.In realtà ai nostri giorni le influenze di questo fenomeno sui comportamenti sociali dell'età adulta vengono analizzate con uno scetticismo decisamente maggiore rispetto a qualche anno fa e sempre meno credito viene dato alle tesi di Lorenz secondo le quali questa forma di apprendimento precoce sarebbe in grado di condizionare in modo veramente irreversibile la cosiddetta sensazione di conspecificità degli individui maturi. Occorre infatti sottolineare come gli animali adulti possiedano, al contrario dei piccoli, un'organizzazione della percettività sensoriale capace di portare al riconoscimento dei propri conspecifici in base a conoscenze innate, e come queste ultime svolgano un ruolo di assoluto primo piano nei vari comportamenti comunicativi che avvengono tra gli individui della stessa specie.

L'imprinting nei cani

Anche se attualmente l'imprinting tende a venire interpretato in maniera leggermente più limitativa rispetto a certe enfasi del passato, risulta comunque innegabile che a questa particolare forma di apprendimento debba essere riconosciuta l'insostituibile capacità di rendere identificabile ai piccoli di numerose specie animali la figura materna o, in mancanza di questa, gli oggetti sostitutivi sui quali focalizzare il loro istintivo bisogno di attaccamento. Tuttavia cercando di vedere il fenomeno alla luce del suo senso funzionale ci si può facilmente accorgere di come questo venga a presentarsi in una prospettiva radicalmente diversa allorché vengano prese in considerazione specie animali a prole inetta piuttosto che a prole precoce. Mentre infatti per i piccoli di queste ultime, che sono dotati di notevole autonomia motoria fin dal momento della nascita, può rivelarsi di vitale importanza il poter disporre di uno strumento in grado di consentire un rapido riconoscimento della figura materna, prezioso punto di riferimento all'interno di un mondo potenzialmente pericoloso e ostile, non altrettanto si può dire per i piccoli delle specie a prole inetta che arrivano ai primi contatti con il mondo dopo un periodo relativamente lungo trascorso nell'ambiente protetto della tana. Ovviamente anche per questi viene a svolgere un ruolo di vitale importanza il riconoscimento individuale della madre, tuttavia la forma di apprendimento che porta a questo non ha motivo di svolgersi sotto forma di un fenomeno improvviso ed estremamente concentrato nel tempo come avviene per gli uccelli in quanto può tranquillamente avvenire attraverso fasi successive durante le quali vengono progressivamente memorizzate caratteristiche parziali della figura materna che solo con la completa maturazione sensoriale vengono poi collegate tra loro. Al momento delle prime uscite nel mondo esterno alla tana, infatti, il cucciolo possiede già, al contrario dei piccoli volatili precoci, un'organizzazione della percettività sufficiente da consentirgli l'integrazione in un unico insieme di elementi parziali gradualmente acquisiti.

Un vero e proprio fenomeno di imprinting finalizzato al riconoscimento della madre, simile a quello degli uccelli, è quindi molto difficile da potersi identificare nei canidi e in special modo è pressoché impossibile ritrovare in questi quelle particolari forme di attaccamento su oggetti sostitutivi della figura materna che hanno caratterizzato tanti esperimenti sui pulcini e sulle anatre. Occorre tra l'altro sottolineare come tra i cani, e tra molti altri mammiferi, il riconoscimento della genitrice avvenga prevalentemente su basi olfattive e come nella ricerca dei peculiari odori dei conspecifici tenda a esprimersi una conoscenza geneticamente acquisita che non consente quegli incredibili fenomeni di imprinting su oggetto inadeguato che possono invece avvenire tra molte specie di volatili. Può, naturalmente, sempre verificarsi, in particolari situazioni di totale privazione della figura materna qualche forma di attaccamento sostitutivo, tuttavia questa tenderà a coinvolgere in modo molto modesto la cosiddetta sensazione di conspecificità e solo fino al momento in cui cominciano a maturare gli istintivi moduli comportamentali della sfera sociale. 3

Il periodo sensibile per l'apprendimento sociale nei cani

In origine, allorché l'imprinting cominciò a venire studiato, fu soprattutto su alcune specie di uccelli che si concentrò l'attenzione degli etologi, tuttavia, col tempo, l'esistenza di fenomeni di apprendimento legati a fasi sensibili cominciò ad essere evidenziata in svariate specie animali e tra queste anche nei cani domestici. Infatti all'inizio degli anni Sessanta, proprio nel periodo durante il quale gli etologi Bateson e Immelmann proponevano importanti osservazioni sui vari fenomeni di apprendimento simili all'imprinting, gli americani Scott e Fuller pubblicavano un importante studio di psicologia canina nel quale veniva dedicato un ampio spazio all'evidenziazione di un interessante fenomeno di apprendimento precoce strettamente collegato alla maturazione della socialità. Secondo le tesi dei due etologi i comportamenti sociali dei cani adulti, sia nei confronti di individui appartenenti alla propria specie che di non conspecifici, verrebbero profondamente influenzati dalle esperienze accumulate durante un limitato lasso di tempo che si situerebbe all'incirca tra la terza e l'ottava settimana di vita del cucciolo. Durante questo periodo, che peraltro si potrebbe definire estremamente lungo se paragonato alla fase di imprinting di alcuni volatili che si svolge in termini di poche ore, i piccoli cani tendono a instaurare dei rapporti di attaccamento molto profondi sotto la spinta di una fiduciosa disposizione d'animo che viene progressivamente a diminuire fino a estinguersi allorché l'animale comincia a maturare gli innati comportamenti di diffidenza e paura. Viene così a crearsi una forma di fiducia originaria nei confronti dei membri del gruppo e talvolta anche verso animali appartenenti ad altre specie, tra i quali anche l'uomo. Come infatti hanno dimostrato sia gli esperimenti di Scott e Fuller che quelli eseguiti successivamente da Trumler i cuccioli che durante la fase sensibile non hanno occasioni di contatti con gli esseri umani sono destinati a non arrivare a esprimere nei confronti di questi una vera profonda confidenza che invece caratterizzerà gli individui che durante questa particolare fase sensibile hanno avuto modo di acquisire adeguate esperienze di contatto sociale.

Le analogie tra questa forma di apprendimento sociale, funzionalmente orientata verso l'ottimale inserimento dell'individuo nel proprio gruppo, e l'imprinting classico dei volatili sono molte ed è importante sottolineare come tutti e due i fenomeni si caratterizzino per una spinta motivazionale che agisce indipendentemente da ogni rinforzo, ovvero da ogni possibile premio che possa associarsi con l'oggetto di apprendimento. Tuttavia è importante notare come nei precoci fenomeni di apprendimento sociale dei mammiferi non arrivi mai a verificarsi una vera attiva ricerca dell'oggetto, che invece caratterizza l'imprinting di molti animali a prole precoce che tra l'altro arrivano a sedare attraverso il contatto con l'oggetto stesso una situazione di ansia decisamente non riscontrabile nei cani. Il fedele amico dell'uomo può quindi rimanere positivamente "impressionato" dagli incontri che avvengono durante la fase sensibile, tuttavia sicuramente arriverà ad attivarsi solo in misura piuttosto limitata per far sì che questi possano avere luogo.

In questa situazione caratterizzata da scarsa ansia e modesta attivazione nella ricerca degli oggetti è in realtà possibile identificare un elemento di fondamentale importanza nell'analisi del precoce apprendimento sociale dei cani. Proprio per l'assenza di queste importanti peculiarità, infatti, il fenomeno tende a differenziarsi in modo sostanziale rispetto all'imprinting, caratterizzandosi più come una normale forma di apprendimento per associazione che ha modo di avvenire in maniera duratura e profonda essenzialmente per merito di una ancora insufficiente maturazione delle spinte motivazionali verso la diffidenza e la paura. Si può quindi concludere sottolineando come il vero fenomeno dell'imprinting, focalizzato sulla figura materna, nel cane domestico tenda a esprimersi con una portata molto modesta e come, in realtà, molte forme di apprendimento precoce legate a una fase sensibile tendano essenzialmente a configurarsi come normali fenomeni di apprendimento, in grado quindi di arrivare in una certa in una certa misura a estinzione.