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AGLI ADOLESCENTI PIACCIONO LE SFIDE

La maturazione comportamentale dai sei mesi all’anno di età

di Giorgio Teich Alasia

Cani Utili

 

All’età di sei mesi, alla fine di un periodo dedicato prevalentemente alle scoperte e agli esperimenti, il giovane cane entra in una nuova fase di maturazione, che si potrebbe definire adolescenziale, in concomitanza con l’inizio della pubertà che generalmente avviene tra i sei e i dieci mesi con notevoli variazioni da razza a razza e anche da individuo a individuo. In questo periodo cominciano a evidenziarsi molti dei comportamenti atti a definire l’individualità dei singoli all’interno del gruppo e dell’ambiente circostante. Nelle femmine compare il primo estro accompagnato da quelle numerose manifestazioni comportamentali finalizzate alla ricerca del maschio e dell’accoppiamento. Durante il calore la cagna lascia frequenti tracce di urina, che in questo periodo sono caratterizzate da particolari odori, per segnalare ai maschi la propria disponibilità. I rapporti con le altre femmine divengono più tesi e possono verificarsi frequenti atteggiamenti aggressivi, mentre l’attenzione per i conspecifici di sesso opposto spinge verso comportamenti ludici e affettuosi. Anche i maschi in età puberale diventano più aggressivi nei confronti degli altri individui dello stesso sesso e si possono verificare frequenti zuffe sia con i coetanei che con cani di maggiore età. Verso i dieci mesi compare nei cuccioloni il tipico atteggiamento di alzare la zampa nella minzione per marcare con segnali olfattivi il territorio: nelle tracce di urina sono infatti contenuti odori così caratteristici da rendere possibile il riconoscimento dei singoli individui. Molte energie del giovane cane, in questo periodo di maturazione, si focalizzano sulla socialità di gruppo che, essenzialmente orientata agli animali della stessa specie, in una certa misura arriva a coinvolgere anche i rapporti con gli esseri umani. La motivazione interiore verso la relazione con gli altri individui nelle specie sociali, come lupi e cani domestici, svolge un ruolo quanto mai importante poiché consente l’organizzazione del gruppo attraverso l’armonico inserimento dei singoli nella gerarchia, vera base dell’efficienza della collettività. In questa ottica di strutturazione sociale un ruolo di grande importanza svolgono i comportamenti cosiddetti agonistici, ovvero di competizione tra gli individui, in quanto non solo consentono una efficiente strutturazione delle gerarchie ma anche il contenimento delle dimensioni del branco attraverso l’emarginazione e l’allontanamento degli animali in sovrannumero.

La lotta, quindi, in un’ottica di socialità si dimostra molto utile tuttavia molti dei vantaggi che essa consente vengono invalidati allorché le dispute tra gli individui arrivino a svolgersi in modo talmente cruento da poter recare danni fisici ai contendenti e di conseguenza una riduzione dell’efficienza del branco. Si sono così evoluti in quasi tutte le specie sociali, e in modo particolarmente evidente nei lupi e nei cani, sofisticati comportamenti nei quali la semplice esibizione di segnali legati alla dominanza e alla sottomissione si rivelano capaci di offrire molti vantaggi della competizione aggressiva eliminandone gli svantaggi. La comunicazione, quindi, proprio all'interno dei comportamenti aggressivi svolge un ruolo di primaria importanza consentendo forme di lotta in cui gran parte delle energie arrivano a esaurirsi su un piano di incruenta finzione. All'interno dei confronti aggressivi, infatti, molto spesso gli animali vivono situazioni di conflittualità emotiva, all'interno delle quali si esprimono contemporanee tendenze sia verso l'attacco che verso la fuga, e talvolta le stesse ritualità comunicative riescono a modificare lo stato emotivo dei contendenti causando la resa di uno di essi. Le teatrali gestualità del combattimento, che comprendono semplici segnali come il digrignare i denti o l'erezione pilifera del dorso, ma anche repertori gestuali più complessi come l’irrigidimento del corpo finalizzato a fornire un' immagine terrifica dell'individuo, hanno proprio lo scopo di contenere i comportamenti aggressivi in ambiti di espressione piuttosto limitati, talvolta permettendo il superamento di situazioni di motivazione conflittuale ma più spesso rendendo possibile lo smaltimento del consistente patrimonio di energie finalizzato alla competizione. Questa arriva così generalmente a svolgersi in un ambito di ridotta enfasi emotiva e quindi in modo generalmente incruento, quasi sempre terminando con rituali di pacificazione capaci di suscitare situazioni emotive di tenerezza, generalmente antagoniste a quelle aggressive.

Le gestualità pacificatorie comprendono un ampio repertorio di atteggiamenti infantili, tra i quali sono facilmente riconoscibili il "dare la zampa", gesto che ripropone l'atteggiamento del cucciolo nell'atto di schiacciare la mammella materna, il distendersi a pancia all'aria, azione tesa a fornire l'immagine di un lattante in attesa delle cure materne, nonché, soprattutto, il ben noto atteggiamento di leccare le guance dell'interlocutore, gesto teso a mimare l'atteggiamento del figlio nell'atto di richiedere nutrimento alla madre. Questo rituale della tenerezza si rivela in genere un linguaggio estremamente efficace e spesso all'interno del gruppo svolge l'importante ruolo di contenere le soglie di reazione aggressiva mantenendo alti livelli nell'attaccamento affettivo tra gli individui. La gestualità della pace viene infatti utilizzata anche in contesti non competitivi e molto spesso questo repertorio di segnali viene utilizzato dal cane nei suoi rapporti con gli esseri umani, nel tentativo di trovare in questi, attraverso gesti capaci di suscitare sensazioni di spontanea tenerezza, interlocutori capaci di dargli attenzione e affetto.

Il passaggio dalla fase puberale all’età adulta resta estremamente impreciso in quanto si possono verificare numerose influenze ambientali nonché grandi diversità fra individuo e individuo. Avviene poi ancora una fase di transizione, che dura fino ai ventiquattro mesi, durante la quale il cane vive le ultime tensioni “adolescenziali” dopo di che entra definitivamente in una fase di responsabile maturità.

Tra aggressione e fuga spunta la terza via

Come si è visto nei comportamenti legati alla competizione frequentemente si esprimono in modo simultaneo tendenze che spingono tanto all’aggressione che alla fuga. Normalmente la teatralità degli scontri arriva alla risoluzione di queste situazioni di indecisione tuttavia non di rado nei momenti di maggiore ambivalenza tra contrapposte motivazioni prendono forma azioni riorientate su stimoli non contestuali alla situazione. Un tipico esempio di questa particolare forma di comportamento (scolasticamente definita azione ridiretta) si può talvolta osservare nelle prime fasi di un confronto aggressivo allorché le energie indirizzate alla sfida con un cane di pari livello gerarchico vengono convertite nell’aggressione o nella semplice minaccia verso un soggetto di rango inferiore. Simili a queste azioni ridirette le cosiddette attività di sostituzione, interessanti comportamenti molto facilmente identificabili nei volatili e meno nei cani, che hanno la funzione non tanto di estraniare da contrapposte motivazioni quanto di ridurre lo stress interiore. Tra questi lo sbadiglio, il leccarsi in modo veloce ma compulsivo il naso e vari altri atteggiamenti quasi impercettibili ma estremamente significativi per una comprensione delle situazioni emotive del cane. Sulla lettura di questi particolari atteggiamenti di contenimento dello stress, che occorre evidenziare non hanno finalità comunicativa, e sull’osservazione di altri particolari atteggiamenti, quali ad esempio il cosiddetto “cut off” ovvero l’interruzione dello sguardo nei confronti di un potenziale aggressore o semplicemente di un interlocutore, un’etologa-addestratrice norvegese, Turid Rugaas, ha elaborato tecniche di relazione col cane veramente interessanti, non tanto mirate a uno specifico addestramento, quindi a indurre il cane verso particolari comportamenti, ma bensì all’ottenimento di un positivo stato d’animo interiore nell’animale, non solo importante  per il suo benessere ma anche potenzialmente propedeutico per eventuali situazioni di educazione o addestramento.