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Articoli di Giorgio Teich Alasia sono stati pubblicati su numerose riviste e giornali, tra i quali    I Nostri Cani (organo dell'ENCI), Tuttoscienze (supplemento scientifico del quotidiano La Stampa), Cinologia, organo della Scivac (Società Culturale Veterinari Animali da Compagnia), Il Cane da Pastore tedesco (organo della SAS), Cani Utili.

Tra questi scritti, che trattano tematiche legate alla cinotecnica, al comportamento animale, all'etologia canina e alla storia del Pastore tedesco, spunti direttamente correlati all'impegno allevatoriale sono riscontrabili in questo articolo sulla selezione delle razze apparso non molto tempo addietro sulla rivista dell'ENCI .

 

LA SELEZIONE DELLE RAZZE CANINE

 

di Giorgio Teich Alasia

I Nostri Cani

 

Selezione naturale e selezione artificiale

Selezione: derivante dal latino selectio -onis, viene definita nei dizionari come "la scelta degli elementi migliori di una serie in base a caratteristiche oggettive di qualità e rispondenza". In realtà questa definizione, apparentemente semplice nella sua essenzialità, si dimostra piuttosto imprecisa allorché il concetto viene riferito al mondo degli animali, all'interno del quale sembra apparire piuttosto restrittivo il riferimento del termine selezione a concetti di tipo comparativo o finalistico. Allorché, infatti, il termine selezione viene utilizzato con riferimento ai meccanismi di trasmissione ereditaria in modo generico, senza quindi implicare i concetti di selezione naturale o artificiale, si deve trascendere da aprioristiche definizioni di qualità e rispondenza considerando, semplicemente, quello che si potrebbe dire l'aspetto di tipo quantitativo. E in questa direzione, tra varie definizioni azzeccate, brilla quella dello zoologo Wilson che, definendo la selezione semplicemente come "la variazione della frequenza relativa dei genotipi dovuta a differenze nella capacità dei loro fenotipi di riuscire a essere rappresentati nella successiva generazione", arriva a un concetto spogliato da ogni elemento comparativo, elemento che, al contrario, viene ad assumere un importante ruolo soltanto nei più circoscritti fenomeni della selezione naturale e artificiale, all’interno dei quali vengono a esprimere la loro azione fattori in grado di esercitare una filtratura su basi di maggior rispondenza qualitativa.

Nel fenomeno della selezione naturale, che molto semplicemente si potrebbe definire come la più veloce crescita di un genotipo rispetto ad altri della stessa specie, l'elemento filtrante è rappresentato dal cosiddetto adattamento, ovvero dalla maggiore idoneità di certi individui rispetto ad altri a sopravvivere, a competere con i conspecifici, a far fronte all'ambiente e a riprodursi. In realtà il fenomeno dell'adattamento è ben più complesso di come puòٍ apparire da queste sintetiche parole, e anche molto discusso, visto che spesso viene proposto quale elemento centrale nelle diatribe ancor oggi esistenti tra Darwinisti e anti-Darwinisti, tuttavia occorre sottolineare come proprio su di esso prenda forma l'importante principio di ottimizzazione secondo il quale tutte le caratteristiche delle varie specie viventi si sono evolute verso una migliore capacità degli organismi di interagire con l'ambiente circostante.

L'elemento selettivo ottimizzante, in un ambiente che non subisce repentini mutamenti, in genere tende a esprimersi in modo piuttosto conservatore, operando contro gli estremi del campo di variazione di una specie e stabilizzando così quello che si potrebbe definire il valore medio della popolazione. Le modificazioni fenotipiche degli animali viventi in libertà avvengono quindi molto lentamente e generalmente la natura esprime una direzionalità conservatrice tesa più al mantenere piuttosto che al cambiare. Tuttavia, allorché alle pressioni naturali viene a sostituirsi l'opera selettiva dell'uomo, molto spesso si assiste a un fenomeno che al contrario si caratterizza per il veloce ampliarsi delle espressioni fenotipiche, parzialmente dovuto al semplice inserimento in ambiente protetto, all'interno del quale l'assenza di avversità ambientali consente l'espressione di forme che in ambiente naturale non troverebbero continuità.

Selezione artificiale e selezione innaturale

La selezione artificiale, che fondamentalmente consiste nella scelta di alcuni individui tra un più grande numero di animali da destinarsi a essere i genitori della successiva generazione, viene anch'essa a operare una forma di adattamento, non più nei confronti di uno specifico ambiente, ma verso le esigenze dell'uomo allevatore, che possono ovviamente essere quanto mai varie e differenziate, arrivando a comprendere non solo aspetti di tipo funzionale ma anche estetici o semplicemente casuali.

E la grande varietà di queste esigenze, nel caso del cane domestico, ha operato per un incredibile ampliamento delle espressioni tipologiche, generalmente rispettose di un senso funzionale e “sano” dell’animale, arrivando, tuttavia, in alcuni casi, alla creazione di razze inadatte alla sopravvivenza in ambiente naturale.

Caratteristiche assolutamente antifunzionali, come deformazione degli arti, eccessivo peso, assenza di mantello, eccessivo raccorciamento del muso, in alcuni ceppi di cani hanno trovato continuità espressiva grazie a un intento selettivo talvolta mosso da una ricerca dell'eccesso, tipica della specie umana e molto ben rappresentata dal paradosso qabbalistico del "mangiare un dolce e arrivare a essere da esso mangiati". 

Altre volte, poi, trovano espressione in modo distorto originarie pressioni selettive mirate a precise funzionalità successivamente abbandonate. Non bisogna infatti dimenticare come molte delle peculiarità apparentemente più innaturali di alcune razze siano espressione ipertipica e non funzionale di un'originale tipologia "utile" alla quale è venuta a mancare la pressione selettiva mirata alla funzione. Molti sono gli esempi in questa direzione, e particolarmente vistoso tra questi quello del Bulldog inglese, originariamente caratterizzato da una tipologia estremamente funzionale al combattimento, successivamente oggetto di una pressione selettiva orientata all'ottenimento di caratteristiche fortemente infantilizzate. Occorre tra l'altro sottolineare come l'istintivo bisogno di una tipologia rassicurante e quindi necessariamente neotenica, pur essendo il positivo motore primario che ha consentito la domesticazione del lupo e la creazione del cane, non di rado si è espressa come strumento selettivo verso tipologie eccessive.

La grande varietà delle esigenze dell'uomo, nell'arco di secoli, ha creato innumerevoli espressioni della specie del Canis Familiaris, che oggi in alcune razze si caratterizza per peculiarità assolutamente antifunzionali, spesso comunque espressione, seppur abnorme, di fenomeni culturali che affondano le radici in tempi molto lontani, e quindi degne, almeno parzialmente, di essere salvaguardate. Occorre comunque rivalutare, all'interno della specie umana, una certa "etica allevatoriale" che, erede di una tradizione vecchia di migliaia di anni, sia in grado di rispettare il benessere degli animali, ma soprattutto abbia coscienza delle tipologie originarie molto spesso caratterizzate da soggetti nel loro genere "naturali", molto spesso funzionali e generalmente sani.